Asia ed Europa dell’Est piegate dalla cultura antinatalista dell’Occidente

Lohanno detto Rosa Linda Valenzona, esperta di problemi demografici di Manila (Filippine), eIrena Kowalska, dell’Istituto di Statistica e Demografia di Varsavia, intervenendo ieri, a Roma,al seminario su “Famiglia e demografia in Europa”, promosso dal Pontificio Consiglio per laFamiglia. “Vent’anni fa – ha ricordato Valenzona – l’Asia aveva il tasso di crescita dellapopolazione più alto del mondo; ora, invece, questa crescita si è molto ridotta. La distortalettura di queste statistiche, ha fatto sì che l’Asia diventasse il principale ‘bersaglio’ deiprogrammi di controllo della popolazione. In ogni caso, i programmi di riduzione della fertilitàsono falliti e, nonostante il parere di molti, il contenimento della crescita demografica non haportato benefici, bensì ha sviluppato altri problemi, primo dei quali il rapporto tra pensionati elavoratori”.Irena Kowalska ha confrontato le tendenze demografiche dell’Europa occidentale edorientale. “I Paesi dell’Est – ha detto Kowalska – hanno assimilato la parte peggiore deicambiamenti culturali dell’occidente aggravando una situazione già critica: il tasso di fertilità ècrollato mentre aumentavano quelli di mortalità; il declino dei matrimoni e l’aumento di figli natifuori dal matrimonio ha messo in crisi la stabilità sociale; il numero di aborti ha superato inmolti Paesi quello dei nati vivi. Ma è nei tassi di mortalità che la differenza tra est ed ovest èabissale: la differenza di aspettativa di vita è di circa vent’anni ed il divario sta crescendo”.