“Non si può restare alle parole – continua la nota del Sir – ma si deve anche cercare diaffermare in positivo quali possano essere i punti sostanziali di consenso e gli indirizzi disviluppo della nostra società. Qualche mese fa, prima delle elezioni politiche, gli organi distampa cattolici avevano proposto ‘dieci parole per il futuro dell’Italia’. Nel grande mare dellepromesse elettorali tutti si erano detti consenzienti. Ora, che non è più tempo di promesse, madi fatti, può essere utile riprendere quel testo e chiedersi se non fosse il caso di ripartire daquelle dieci parole per giudicare in modo sereno, ma rigoroso, la situazione attuale e per faredelle proposte. Per mettere dei paletti e per affermare con chiarezza che siamo di fronte ad unmalessere che non si può curare con dei palliativi, ma con una serie di interventi organici, chespezzino la spirale di emergenze. Sono dieci semplici parole, ma sono anche dieci concetti-chiave: persona, vita, famiglia (fondata sul matrimonio), solidarietà, lavoro, fisco giusto, Statodelle autonomie, cultura, ambiente, orizzonte europeo. Non si tratta di ‘valori’ un po’ vecchiotti.Si tratta di altrettanti interventi sul problema strutturale della nostra identità nazionale, tenendodesta, con l’iniziativa libera della comunità cristiana, l’attenzione al bene comune. E’ forse quiche oggi, come in tutti i momenti di crisi e di passaggio nella nostra storia, i cattolici sonochiamati a muoversi, ad impegnarsi, non per un utile di parte, ma per dare un contributoaffinché la nostra società possa ‘ripartire'”.