E’ la proposta diDario Antiseri, preside della Facoltà di scienze politiche della Luiss, in un articolo sul prossimonumero della rivista “Famiglia Oggi”. Antiseri, studioso di Karl Popper, fa propria la propostadel filosofo di adottare per la tv “il modello valido per i medici e la forma di controllo istituita perla loro disciplina”. In particolare, continua Antiseri, “chi fa televisione deve avere chiaro che lasocietà civilizzata è frutto di educazione, il risultato di un vigile processo educativo. E il modocivilizzato di comportarsi consiste nel ridurre la violenza. Non si tratta affatto di una propostailliberale ma ideata a difesa della ‘società aperta’ e della libertà di tutti. Il problema è quellodella formazione di menti creative e critiche. E la tv è il contrario del dialogo. C’è da temere unsistema informativo che, costringendo gli individui alla passività, si trasforma in una telecrazialiberticida”.Antiseri afferma di “non essere contro la tv ‘sic et simpliciter'” ma “contro le scene di violenzache la tv rovescia sulle menti dei bambini. Ogni giorno grandi fatti di violenza e disumanità”arrivano in tv e “i bambini restano inchiodati 4 o 5 ore al giorno davanti al video”. Da datirecenti risulta che a sei anni, un bambino italiano ha visto 4.500 ore di tv; dalle 7 alle 9 delmattino, 440.000 bambini guardano ogni giorno la tv: il 55,88% ha dagli 8 ai 14 anni, il 44,56%abita in centri da 10.000 ai 100.000 abitanti, il 40,44% risiede al Sud.