Liverani: “Uno più uno non vuol dire famiglia”

Il prossimo numero dell’insertodiocesano di “Avvenire” ‘Roma sette’, pubblica un articolo di Pier Giorgio Liverani sullaproposta del Comune di Roma di istituire un ‘registro dei patti di convivenza’. “Alla ‘comunità’dei gay – scrive Liverani – un ufficio tutto per sé non basta più: dal Comune vogliono ora anchela casa. Così hanno stretto alleanza con coloro che del matrimonio rifiutano gli impegni civili emorali, ma pretendono i vantaggi economici e di status e chiedono non soltanto un alloggio,ma anche un registro speciale all’anagrafe. Poco importa se, per darla a loro, resterannosenza casa tante coppie di giovani sposi o tante famiglie sotto sfratto, magari con figli oanziani o in condizione di abusività. Ancor meno importa che le situazioni di convivenza siano,forse, tollerabili sul piano della libertà e dei comportamenti individuali, ma formalmente rifiutatedalla Costituzione. Niente importa, infine, che l’Anagrafe, istituita per certificare la regolaritàdelle famiglie, venga usato per finalità esattamente contrarie”. Secondo Liverani, “l’importante,anche per certi politici, è affermare il principio non della solidarietà e del buon senso, madell’individualismo cinico ed egoista. Non occorre ricordare come iniziative di tal generestridano con l’asserito interesse del Campidoglio per la prospettiva del Giubileo. Restadoveroso chiedere a chi di dovere di evitare alle famiglie, già così provate, ai senza casa, aigiovani e agli anziani e infine, ai credenti di questa città gesti che suonerebbero, oltretutto,scherno e offesa”.