“In tv non basta evitare programmi ‘scollacciati’; occorronoinvece comunicazioni per contenuto e per linguaggio capaci di formare e di incidere sullepersone e sulle situazioni”. Lo afferma mons. Gaetano Bonicelli, Arcivescovo di Siena-Colle diVal d’Elsa-Montalcino, in un editoriale sul prossimo numero della rivista ‘Orientamentipastorali’. “L’informazione oggi non è solo uno strumento per far passare la cultura, cioè ivalori, ma essa stessa è un ‘valore’ cioè un criterio per ispirare la vita. Il discorso-informazionenon può essere snobbato o ridotto a qualche ricetta placebo nella pastorale. Oggi, ci sonostrutture di comunicazione sempre più sofisticate ma c’è anche un condizionamento più sottilein grado di cambiare la mentalità e capovolgere i riferimenti della società”.Secondo mons. Bonicelli, “lo spettro di una Babele post-moderna incombe. Quello dellacomunicazione è diventato il problema primario in molti campi della vita umana; certamente loè nella pastorale”. L’Arcivescovo propone perciò “alcuni spunti per la riflessione e l’azionepastorale”. Innanzitutto, il problema della predicazione: “il cui scarso gradimento è riconosciutoda tutti. Il problema è legato sicuramente anche al linguaggio ‘ecclesiale’, ma più ancora alladifficoltà di tradurre in termini comprensivi, oggi, la proposta di Gesù. Un’attenzione particolarela si deve porre nella catechesi. Così per la tv: né ottimismo, né pessimismo pregiudiziali, madiscernimento ed attenzione. E tanto amore per la causa di Dio, che è poi la causa dell’uomo”.