“Bisogna evitaread ogni costo che uno sportivo rischi la vita oltre il dovuto, per mero profitto economico o peraffermazione egoistica di se stesso”. E’ quanto afferma, in un comunicato diffuso oggi, la Curiadi Sessa Aurunca (Caserta), in relazione alla morte del pugile Fabrizio De Chiara. “Lo sportivo- osserva la nota – non può essere un eroe o un martire sacrificato sull’altare del profitto, dellanotorietà e del prestigio. Lo sportivo non può cercare il rischio oltre il consentito perché la vitaè un dono di Dio e a nessuno è lecito metterla in pericolo per futili motivi. La boxe – continua lanota – e tutti gli altri sport che inculcano violenza gratuita vanno aboliti urgentemente o,almeno, ricondotti al loro alveo naturale, che non è né l’esibizione né la rincorsa di un premioma semplicemente una pura dimostrazione di tecnica, tesa all’esercizio fisico e sportivo mamai alla distruzione di se stessi o dell’ipotetico nemico. Né si possono dare in pasto al pubblicospettacoli che incitano alla violenza: la responsabilità di questo gioco al massacro è anchedelle reti televisive che, per fare audience, non disdegnano di mandare in onda, in diretta o indifferita, spettacoli violenti. La boxe non può dunque avere diritto di cittadinanza tra gli sport diuna società civile e pacifica. Nessuna morte nello sport – conclude la nota – avviene per caso.L’assenza di controlli, la superficialità e l’impreparazione nell’affrontare una prova sportiva daparte dei contendenti e dei responsabili dell’organizzazione, porta più facilmente la persona adesporsi al rischio della vita”.