Carcere e aids binomio inscindibile? Una denuncia della Caritas di Roma

“L’Italia è nel mondo il paese con più malati di Aids in carcere” ha affermato don SandroSpriano, cappellano del carcere di Rebibbia, nel corso del convegno organizzato oggi a Romadalla Caritas diocesana sul tema “Aids a Roma: tra rifiuto e accoglienza”. Dai dati diffusi risultainfatti che in Italia, su 48.348 detenuti sono 2184 gli affetti dal virus Hiv, ossia il 4,5% deltotale. “Oggi il carcere è fonte di morte – ha detto don Spriano – . Questi detenuti malati vivonoin condizioni drammatiche: le infermerie interne non hanno nè mezzi, né medicine per curarli.Così accadono i cosiddetti ‘omicidi di stato’. Dobbiamo lottare di nuovo perchè il carcere vengadichiarato incompatibile con l’Aids. I malati devono poter uscire per le cure terapeutiche o perusufruire del servizio di assistenza domiciliare”.A questo proposito la Caritas di Roma ha annunciato di voler aprire una nuova struttura, inalternativa al carcere. L’Italia è inoltre il terzo paese in Europa con il maggior numero di casi diAids: 31.819 dall’ ’82 a fine ’95. Il dato eclatante, sottolineato da Carlo Perucci, direttoredell’Osservatorio epidemiologico del Lazio, è che l’epidemia si è spostata dalle fasce più arischio (tossicodipendenti) alla popolazione “generale”. Il 37% dei nuovi casi del ’95 è causatoda trasmissione sessuale in persone non tossicodipendenti. “Per prevenire il disastro occorreconcentrare gli interventi sui più deboli – ha detto Perucci -: i tossicodipendenti e i giovani,soprattutto quelli che non frequentano la scuola”.