Zaire: subito un ponte aereo internazionale per assistere il milione e mezzodi profughi in cammino, ormai privi di tutto ed in preda al colera ed alle epidemie. E’ quantochiede p. Giuseppe Galli, un missionario saveriano appena ritornato dallo Zaire dopo otto annidi servizio. Secondo p. Galli, “se l’esercito o altre forze armate mettono in pericolo l’incolumitàdegli stessi funzionari addetti alla distribuzione degli aiuti” occorre “organizzareimmediatamente una forza Onu per accompagnarli”. Ad avviso del missionario, “la soluzionefinale del conflitto non è certamente l’eliminazione di un’etnia o dell’altra ma quella del rispettodella persona umana, quindi il dialogo”. In questa situazione “non sempre correttamentedescritta dai mass-media”, dovrebbero intervenire le grandi potenze, “l’Onu in particolare,deve riuscire a fare sedere tutte le parti allo stesso tavolo. Nello Zaire la convivenza in passatoera possibile: tutti si recavano allo stesso mercato, erano allo stesso banco di scuola, vivevanopacificamente. Poi, l’odio etnico, anche in seguito alle pressioni da parte del Rwanda, ha avutola meglio. Certo, cambiare il cuore dell’uomo non è facile ma non é impossibile ricostituirel’equilibrio di un tempo”. In questo momento, aggiunge il missionario “l’Occidente deve “farsiun severo esame di coscienza sul suo operato in Africa e deve subito intervenire per evitarealtre tragedie”.