A porrel’interrogativo è don Ermanno Crestani, consulente della Caritas Italiana e Presidentedell’associazione Italiana Tutela Salute Mentale (Aitsam), in un’intervista sul Sir di domani. Lalegge prevede infatti che entro la scadenza del 31 dicembre ’96, tutti gli ex-ospedali psichiatricidovranno chiudere i battenti e trasferire i malati in strutture residenziali alternative. Secondodon Crestani, questo comporta “rischi grandissimi. Il primo è che non vengano rispettate lepersone: spesso sono abituate a riferimenti rassicuranti come luoghi, modi di vita e amici chenon possono essere eliminati bruscamente. Il secondo è che per recuperare i gravissimi ritardisi facciano le cose in fretta. Il terzo rischio è di trascurare la qualità dell’inserimento, chedovrebbe essere aperto al territorio, con strutture e numero di ospiti a dimensione comunitariae familiare. Per la nuova situazione – aggiunge don Crestani – il volontariato è all’anno zero. Visono interessanti iniziative per i malati di mente del territorio: gruppi di auto-aiuto, giovani chesono diventati amici dei malati e li seguono con l’aiuto di un gruppo e di operatori. Ma ledifficoltà provengono dal fatto che anche il volontariato non ha mai avuto occasione di entrarenei manicomi. Oggi non sa ancora bene cosa fare. E l’atteggiamento della società nei confrontidel malato di mente è ancora arretrato: questi sono i muri dei manicomi più alti e più duri acadere”.