Questo il tema cheha animato il dibattito tra Carlo Cardia e Giuseppe Dalla Torre, entrambi docenti di dirittoecclesiastico, intervenuti ieri sera a Roma alla presentazione del libro dello stesso Dalla Torre,”La città sul monte. Contributo ad una teoria canonistica sulle relazioni fra Chiesa e comunitàpolitica”. Ad avviso dell’autore, “la nostra epoca non deve segnare la fine dei concordati.Tuttavia, i rapporti tra Stato e Chiesa sono molto ampi e complessi, i concordati rappresentanosolo una vicenda”. Ciò vuol dire, secondo Dalla Torre, che “più che di legittimità o illegittimità,può parlarsi di opportunità del ricorso al concordato”.Di parere diverso si è detto Cardia, secondo il quale il sistema del concordato e delle intese vasostituito con “una legge quadro” che regoli i rapporti dello Stato con tutte le confessionireligiose, compresa quella islamica. “Purtroppo però – ha aggiunto Cardia – temo che questonon sarà possibile in tempi brevi perché l’attuale classe politica mi sembra presti pocaattenzione alla politica ecclesiastica. Inoltre, risulterebbe molto difficile mettere intorno ad unostesso tavolo la Chiesa cattolica e le altre confessioni presenti in Italia per discutere di questoprogetto. Tuttavia, le molteplici intese che sono state siglate contengono già numerosielementi comuni. Pertanto credo che si approderà inevitabilmente ad un ‘testo unico’”.