Il “dopo-Palermo” della Chiesa italiana

Aprendo l’ultimo numero della rivista”Communio” (Jaca Book) dedicata alla Conferenza Episcopale Italiana, il Segretario Generaledella Cei, mons. Ennio Antonelli, richiama, tra l’altro, sei “direttive” che vengono alla Chiesaitaliana dopo il Convegno di Palermo tenutosi poco più di un anno fa’: “sollecitare e dotare diadeguati strumenti un rinnovato impegno di conversione e formazione; innovare, ampliare ediffondere prassi e luoghi di discernimento comunitario; dare concretezza di scelte storiche alprogetto culturale inteso come strumento essenziale di una nuova missionarietà della Chiesain Italia; sviluppare una pastorale attenta alle situazioni di crisi, ai poveri, alla famiglia egiovani; intensificare esperienze e riflessioni per una pastorale unitaria; ricercare unapresenza più adeguata nel mondo della informazione mediale”. Dopo Palermo, sottolineaAntonelli, “la Chiesa italiana ha compiuto passi decisivi in ordine alla crescita della suadimensione comunitaria e di quella missionaria”. Proprio da Palermo, infatti, “è emerso unmodo di essere Chiesa più riconciliato, più comunionale, più attento a ricomporre nell’unità lelegittime diversità”, accanto ad “un’istanza più consapevole e più matura dell’irrinunciabiledovere dell’evangelizzazione nel contesto pluralistico che caratterizza la nostra epoca”. LaChiesa del dopo-Palermo, secondo il Segretario Generale della Cei, è “impegnata su unduplice versante”: quello di “una più esigente spiritualità” e quello di “una rinnovataprogettualità culturale della fede cristiana per il nostro tempo”.