Ebrei all’Est: la grande illusione del comunismo dopo la Shoà

E’ il tema del dibattito che si terrà domani, a Roma, in occasione della presentazione delvolume “Ebrei invisibili” a cura di Gabriele Eschenazi e Gabriele Nissim. “Esiste un buco neronel dibattito culturale sull’antisemitismo – afferma Nissim – Proprio nei paesi in cui lapopolazione ebraica era stata decimata dai nazisti i sopravvissuti hanno sperimentato unanuova dimensione dell’antisemitismo”. Eppure, osserva Nissim, “permane ancora oggi,nonostante la caduta del Muro di Berlino, una grande pigrizia mentale nell’affrontare leresponsabilità politiche del totalitarismo comunista nei confronti degli ebrei. Costretti adiventare invisibili, a rinunciare alla propria identità in un mondo in cui si considerava qualsiasiidentità come reazionaria in nome della costruzione dell’uomo nuovo, a mettere in naftalinaqualsiasi memoria dell’Olocausto, gli ebrei sono stati discriminati fino a diventare, come nellaPolonia del ’68, i capri espiatori anche del fallimento del sistema comunista. Si continua così -afferma Nissim – a leggere la storia come se i mali del nostro secolo fossero venuti da un solototalitarismo”Al dibattito, promosso dal Centro di cultura ebraica, interverranno, tra gli altri Lilly Gruber eTullia Zevi. Sull’Olocausto non si hanno cifre certe. Studi recenti indicano comunque in 6milioni gli ebrei uccisi durante la II Guerra mondiale, 1.352.980 nel solo campo di Auschwitz.