“Una tacita ammmissione di responsabilità e forse di colpa”: questo è al riguardo il parere delprof. Amedeo Cencini, docente di psicologia presso l’Università Salesiana di Roma e pressolo Studio Teologico S. Zeno di Verona. “Con essi, infatti, – dice Cencini – la Fininvest e, pare,presto anche la Rai, constatano non solo che molti programmi ‘per adulti’ finiscono peressere visti anche dai giovanissimi, ma che questi programmi fanno a loro male, incidononegativamente sulla loro crescita, creano una percezione distorta dell’amore, della sessualità,della famiglia”. Tuttavia, sottolinea Cencini, “sarà difficile che il ‘trucco’ degli spot funzioni,perchè le richieste o rinunce che avanzano sono sorrette da motivazioni troppo deboli o pococonvincenti. Anzi c’è il rischio che venga provocata ancora di più la voglia di trasgressione”.Anche l’avv. Salvatore Paolo Alesci, presidente della sezione Aiart (utenti radio-televisivi) diVerona, è dello stesso avviso: “Uno spot per fare andare a nanna può servire qualche voltaper un genitore a corto di argomentazioni serie, ma non cambia la faccia della tivu. Tocca anoi adulti mandare messaggi ai responsabili dei palinsesti televisivi, attuando se necessariouna forma di ‘obiezione di coscienza’ verso alcuni prodotti che compaiono sul video durantecerte trasmissioni. Comunque bisogna riconoscere che con questi spot anche da parte di chifa televisione c’è preoccupazione riguardo agli effetti negativi di questo mezzo”.