Uno studio su malattia inguaribile e cultura utilitaristica

“La morte offesa. Espropriazione del morire ed etica della resistenza al male” è il titolo di unostudio del prof. Paolo Cattorini dell’Istituto San Raffaele di Milano, esperto in bioetica, edito epresentato oggi dal Centro Editoriale Dehoniano. L’autore critica l’attuale atteggiamento neiconfronti della malattia inguaribile e offre alcune prospettive per un approccio etico neiconfronti delle problematiche di fine vita, per fare chiarezza su ciò che è bene e ciò che èmale.Alla medicina, afferma l’autore, le società sviluppate stanno delegando la gestione delle ultimefasi della vita, senza soffermarsi invece sulle risorse morali necessarie sia a chi assiste lepersone morenti, sia a chi vive in prima persona condizioni di impotenza, dipendenza forzata,sofferenza, improduttività. Tuttalpiù si prende una scorciatoia, giudicando assurdo il fattostesso di vivere in tali condizioni per concludere in favore dell’opportunità dell’eutanasia.Infatti, scrive Cattorini nell’introduzione, “sembrano scarseggiare le risorse morali chedovrebbero motivare e sostenere (anche quando mezzi fisici e strutture assistenziali fosserodisponibili) una compagnia così intimamente coinvolgente. Tali risorse scarseggiano perché ilmorire in condizioni di impotenza, dipendenza forzata, sofferenza e improduttività vienegiudicato insensato, cosicché parrebbe più utile e socialmente conveniente anticipareattivamente la fine ed investire in altri settori le energie impegnate in un’assistenza ritenutaormai inefficace”. Da questa “offesa al morire”, coma la chiama Cattorini, si deve invecepassare a un'”offensiva nei confronti della morte”, che è “principio doveroso”. Il testoaccompagna l’analisi dei presupposti filosofici e di situazioni concrete, come quella olandese,con interviste a persone direttamente interessate.