Almeno una decina di appartenenze religiose. svariate provenienze nazionali, pluralità di etnie,di lingue, di usi e costumi: anche l’Italia con i suoi oltre un milione di immigrati extra-comunitari, è ormai avviata alla “società multietnica”. Di fronte a queste trasformazioni,secondo la Fondazione Migrantes della Cei occorre offrire non solo un’assistenza di carattereumano, ma soprattutto di natura pastorale. “Nell’odierno seminario di studio – dice al Sir ildirettore generale della Fondazione, mons. Lino Belotti – abbiamo puntato a raccoglieretestimonianze di cosa significhi, nelle diverse chiese locali, animare proposte pastorali per lecomunità di immigrati. Le esperienze sono varie e in crescita, e vedono coinvolte diocesi,istituti religiosi, comunità, laici. Per la Chiesa si tratta di un nuovo tipo di annuncio, unamissionarietà che non avviene più fuori dai confini nazionali ma che risulta altrettantoimpegnativa”. Secondo p. Bruno Mioli, direttore dell’ufficio immigrati, “la missione oggi viene anoi ad esempio sotto forma di comunità etniche pastorali che andrebbero costituite osostenute nelle nostre città”. All’incontro sono state presentate esperienze svolte a Genova,Mazara del Vallo, Caserta, Roma, Vicenza, Bassano del Grappa e altre. Il tratto comune allevarie testimonianze è che l’annuncio diviene un impegno “stabile” della comunità cristiana nelsuo insieme e non episodico.