Bensì è “quel tempo gratuito che dà senso al resto della settimana, vero tempo di ri-creazionedello spirito, dei rapporti, dell’amicizia, della cultura, della famiglia, della socialità, della fede. IlDio dei cristiani è un Dio che lavora e che riposa”, scrive la nota dell’Ufficio Cei per i problemisociali e il lavoro diffusa oggi. Perciò, “alla luce di tale impostazione del problema, lascianoperplessi alcune iniziative volte a rendere comodi alcuni servizi postali anche nel giorno didomenica. La qualità della vita di un popolo, di un Paese, risiede veramente nella possibilità diinviare un espresso nel giorno di festa o di pagare un conto corrente all’ufficio postale?””Non sarebbe più utile e fruttuoso puntare – domanda ancora la nota – su una qualità di serviziai cittadini più qualificata nei giorni feriali, magari con orari più accessibili al pubblico, ancheper chi lavora? Pur in una società multietnica e pluralista, rendere sempre più difficilel’occasione di un giorno comune di festa, non ci impoverisce ulteriormente nella possibilità diessere una collettività, un popolo, che anche attraverso momenti collettivi di festa riesce adesprimere la sua coesione e la sua progettualità sociale? Non ultimo, si è così convinti che iltipo di società e di produzione che alcune scelte di ritmi e tempi lavorativi comportano, siano inlinea con un autentico sviluppo dell’uomo? A questi interrogativi si vorrebbe che fossero daterisposte non di tipo preconcetto o qualunquista, ma che si avesse il coraggio di andare alcuore della questione”.