Strage dei bimbi in Scozia: la fede davanti al dolore sosta con umiltà

“La violenza che colpisce gli innocenti è una spada che ferisce il cuore e brucia come unaferita graffiata: l’emozione diventa sdegno; e lo sdegno diventa amara inquietudine e fa bollirenell’animo mille perché”. Lo ha affermato mons Angelo Comastri, vescovo incaricato dalla Ceiper il Centro Nazionale Vocazioni, al quale il Sir ha chiesto cosa può dire la fede di fronte atragedie come quella accaduta ieri in Scozia. “Sono sentimenti – ha proseguito – che tuttiproviamo davanti alla morte dei bambini di Dunblane, usciti di casa per una serena giornata discuola e inviati all’obitorio da un folle. Chi crede in Dio ha qualcosa da dire oppure è impotenteed inerme come tutti?”. “Innanzitutto – ha risposto mons. Comastri -, dobbiamo riconoscereche la fede non è un prontuario di facili risposte ad ogni problema; la fede, davanti al dolore,sosta con umiltà e raccoglie il senso di fragilità e di limite che attraversa tutta la storia degliuomini. Quanti Salmi sono pieni di gemiti, di lacrime, di invocazioni di luce, di ‘perché’! Ilcredente, infatti, soffre davanti al dolore: non è immunizzato! Ma, rispetto agli altri, il credenteha una lettura in profondità degli avvenimenti: questa è la sua consolazione e non è unaconsolazione illusoria. Davanti al mistero del male noi siamo certi che il bilancio della storianon si chiude con i conti degli uomini: l’ultima parola spetta a Dio. Non è poco sapere questo”.