I giovani e la religione: apertura e contrasti

“Circa il 70% dei giovani romani tra i 18 e i 24 anni sceglierebbe di sposarsi in Chiesa e diquesti solo una ridottissima minoranza (il 6%) per motivi inconsistenti. La maggioranza invecelo farebbe per il suo significato religioso (46%) o perché è più impegnativo del rito civile”. Loha affermato il sociologo Roberto Cipriani, dell’Università di Roma “La Sapienza”,intervenendo nei giorni scorsi ad un incontro di giovani dell’Azione cattolica diocesana sultema della missione cittadina in preparazione all’Anno Santo. “E’ perciò molto ampia la fasciadi giovani – ha aggiunto Cipriani – che potrebbe accogliere positivamente l’annuncio di Cristodurante la missione cittadina a Roma”.In base ai dati rilevati nel corso dell’indagine sulla religiosità in Italia, curata dal prof. Garellidell’Università Cattolica di Milano, ha ricordato Cipriani, “solo il 9% dei giovani condanna irapporti pre-matrimoniali, però oltre il 60% dichiara che la religione è importante nella vita”.Inoltre, ha sottolineato ancora Cipriani, “il 70% dei giovani dichiara di pregare almeno unavolta all’anno, e il 40% più volte alla settimana. Dunque, si conferma come i giovani vivanopienamente la cultura del tempo d’oggi, e se entrano talvolta in contrasto con le indicazionidella Chiesa sui temi morali, restando comunque aperti alla dimensione religiosa dell’esistenzae ad un annuncio di fede”.