Se ne sta parlando in questi giorni a Roma al VII Seminario di studio per insegnanti, genitoried educatori promosso dall’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e danumerose associazioni e movimenti (Age, Agesc, Aimc, Fidae, Fire, Fism, Uciim, Movimentoper la Vita italiano, Fondazione “Vita Nova”). Si tratta di un’occasione di aggiornamento suitemi della vita e della dignità della persona, da introdurre nel mondo della scuola seguendo unpiano educativo globale. Intervenendo sul tema della diagnosi genetica, Vincenza Mele,dell’Istituto di Bioetica della Cattolica, ha sottolineato al riguardo che essa “non è un mezzoper discriminare dal lavoro le persone a rischio di malattie ma un mezzo per aumentare leconoscenze, per migliorare le condizioni di salute e la qualità della vita”. La relatrice ha messoin guardia da alcuni possibili pericoli derivanti da un cattivo uso della diagnosi genetica, adesempio in fase di pre-assunzione nei posti di lavoro: “L’indagine non deve diventare unalternativa economicamente più conveniente per il datore di lavoro, che sceglie i dipendentisulla base delle condizioni di salute, in modo da evitare successivi controlli. In una situazionedi vuoto legislativo come quella italiana potrebbero verificarsi fatti di questo tipo. E’ giusto peròeffettuare la diagnosi nei casi in cui il bene comune deve coincidere con il bene personale,per esempio nei lavori ad altissima responsabilità che mettono a rischio la vita di altrepersone”. Agli studenti questi problemi vanno presentati in maniera “chiara ed essenziale, perfavorire una riflessione di tipo etico”.