Non sembra vero, ma nel 1996 esiste ancora una categoria di lavoratori che non usufruiscedell’indennità di malattia, che non è coperta per i rischi da malattie professionali, per la qualela legislazione sulla maternità non funziona, che rischia una pensione da fame: si tratta delle”colf”, collaboratrici familiari. Di queste e altre ingiustizie si occupa la “lettera aperta” a Prodi eBerlusconi scritta dal presidente e dal consulente ecclesiastico nazionale dell’Api-Colf(Associazione professionale italiana collaboratori familiari), Rita De Blasis e don Giovanni Celi.”Nella lettera – afferma la De Blasis – chiediamo ai due leaders, in caso di vittoria dell’uno odell’altro polo, un impegno scritto per il futuro della categoria, composta da un milione e centomila collaboratori familiari, di cui ormai molti stranieri”. In particolare, la lettera aperta si occupadi revisione del sistema contributivo che, basandosi su una fascia di retribuzionepredeterminata e non sul reale stipendio, provoca, dopo la riforma delle pensioni, la condanna”a una pensione da fame” o alla perdita dei versamenti non sufficienti per la pensionecontributiva. L’Api-Colf chiede anche la detraibilità dei contributi previdenziali dai redditi deidatori di lavoro, che sono sempre più spesso anziani bisognosi di assistenza e non famigliericche che hanno la colf come “lusso”.