“Una vittoria significativa che avrà certamente effetti di ‘trascinamento’ per le casalinghe che sitrovano in analoga situazione”: con queste parole la presidente nazionale del Moica(Movimento italiano casalinghe), Tina Leonzi, illustra al Sir la sentenza del pretore del lavorodi Genova che ha condannato l’Inps a riliquidare la pensione di una casalinga che avevaprovveduto a versare volontariamente i contributi sulla base della normativa che consentival’integrazione al minimo, ed era stata esclusa dal beneficio per uno slittamento nellaliquidazione della pensione. “Il caso è emblematico – spiega Leonzi – della penalizzazioneprevista dalla normativa del Decreto Amato del 1992 che rapportando il trattamento al redditofamiliare, peraltro bassissimo, di 22,5 milioni lordi l’anno, toglieva il diritto alla integrazione alminimo. La signora aveva avuto liquidata una pensione di 187 mila lire mensili, mentre oral’Inps gliene verserà 653 mila”. Calcoli precisi non ce ne sono ancora – aggiunge la presidentedel Moica – ma sono certamente numerose le donne che, avendo scelto di lasciare il lavorodopo un certo numero di anni, hanno optato per la contribuzione volontaria per raggiungere ilminimo dei 15 anni richiesti dall’Inps. Il decreto “Amato” per giunta agisce solo sulle donneregolarmente sposate, mentre per le separate, divorziate o conviventi rimane il diritto allapensione come da normativa precedente.