A questa domanda ha cercato di rispondere la Commissione per lo studio dell’uso della linguasarda nella liturgia, presieduta da mons. Antioco Piseddu, vescovo di Lanusei e presidentedella Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici, e formata da numerosi professoridell’Università di Cagliari e di Sassari.La Commissione ha riconosciuto che tradurre la liturgia in sardo è “operazione di rilevanzaculturale e della massima importanza perché contribuirà a salvare e promuovere unpreziosissimo bene culturale e la stessa identità di un popolo”. Ma, sotto il profilo dellanecessità pastorale, la Commissione, ha rilevato che “i sardi o sono bilingui o parlano soloitaliano”, perciò si è detta incapace di “fornire una risposta univoca” sul problema e ha decisodi “avviare un’indagine” per sentire il parere della gente.Dai lavori della Commissione è comunque emerso che “la cultura dei sardi ha i trattidell’originalità e presenta dunque l’esigenza di esprimersi con una lingua propria”. Sono stateinoltre riconosciute “due varietà di un’unica lingua: il campidanese ed il logudorese e dunquebisognerà ipotizzare una duplice traduzione dei testi liturgici”. Si prevede che il lavoro dellaCommissione durerà ancora per diversi anni.