“Insoddisfacente” la nuova legge contro la violenza sessuale

La riforma della legge contro la violenza sessuale è da considerarsi “insoddisfacente sotto un duplice punto di vista: essa non muta in modosignificativo la posizione processuale della vittima, la quale, assai probabilmente, continuerà a dover far fronte a domande per lei imbarazzanti, escredita alcuni tra i più fondamentali principi di civiltà giuridica”: lo sostiene Davide Proverbio, collaboratore presso la cattedra di diritto penaledell’Università degli Studi di Milano, in un articolo che apparirà sul prossimo numero di “Aggiornamenti sociali”, la rivista dei gesuiti del Centro S.Fedele di Milano.”Unica vera e plausibile forma di tutela della donna rispetto a domande volte unicamente a screditarla o a farla apparire una sorta di vittimacompiacente (in quanto ad esempio abbia in precedenza intrattenuto numerose relazioni sessuali) – spiega Proverbio nell’articolo, di cui diamoanticipazione -, potrà essere costituita dall’intervento puntuale e preciso del giudice, volto a impedire che nel processo entrino prove e testimonianzedel tutto estranee all’oggetto del processo stesso”. Inoltre la legge è troppo vaga nello stabilire “le ipotesi di reato e le correlative sanzioni”, venendomeno al “principio costituzional-penalistico di determinatezza” e lasciando in questo modo al giudice “una discrezionalità tendenzialmente libera, il cheè senz’altro contrario a un principio essenziale nel nostro sistema penale”.