Mons. Foley: i primi “mediatori” diplomatici sono i capi religiosi

“Il più grande contributo che i capi spirituali e le organizzazioni religiose possono offrire alla mediazione ed alla risoluzione dei conflitti è il restare fedelial vero spirito della propria religione e insegnare, attraverso la parola e l’esempio, le virtù della giustizia, del perdono, dell’amore”. Lo ha detto mons.John P. Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, intervenendo oggi a New York al Simposio organizzato dalla NazioniUnite sul tema “Diplomazia preventiva: gli strumenti di mediazione”. “I capi religiosi – secondo mons. Foley – occupano una posizione unica per invitarea questa conversione del cuore, ricordando ai loro fedeli che il nostro mondo non sarà per sempre questo e che tutte le azioni, nel bene e nel male,hanno conseguenze nell’aldilà”.”E’ comunque importante, – ha aggiunto mons. Foley – in ogni situazione di potenziale conflitto, cercare la cooperazione ecumenica ed interreligiosa. E’fondamentale comprendere che esiste un’unica famiglia delle nazioni: ogni essere umano è figlio di Dio e dunque fratello o sorella di ogni altro essereumano”. Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, Lord David Owen, Yasushi Akashi, Boutros Boutros-Ghali e Cyrus Vance.