Vita Consacrata: se non troverà modelli nuovi scomparirà

Questo concetto è stato ricorrente negli interventi al Convegno nazionale su “Difficoltà e crisi nella vita consacrata. Possibilità e limiti dell’interventopsicoterapeutico”, apertosi questa mattina a Roma, organizzato dal Cospes (Centri di Orientamento scolastico, professionale e sociale) anche inrelazione alla recente pubblicazione – il 25 marzo – del documento sulla vita consacrata. “La crisi della vita consacrata – ha spiegato Gianni Dal Piaz,responsabile dell’Osservatorio sulla vita religiosa del Cism – è legata a vari fattori: il passaggio da una società di prima industrializzazione a una post-industriale, con conseguenti mutamenti nel tessuto sociale; un cambiamento nel modo di concepire la vocazione, da germe che Dio ha piantato e chedeve crescere, a frutto di un processo influenzato dall’ambiente; la crisi demografica. La risposta degli istituti a questi cambiamenti è stata basata peròpiù che su una revisione profonda per affrontare la nuova situazione, su una ristrutturazione dell’esistente. Ma questa rigidità rischia di comprometterel’esistenza stessa degli ordini religiosi, che in gran numero scompariranno entro 20-30 anni se non riusciranno a trovare modelli nuovi, lasciando lesituazioni più statiche”. Anche Bruno Secondin, ordinario di spiritualità alla Pontificia Università Gregoriana, ed Eugenio Fizzotti, docente di psicologiaalla Università Pontificia Salesiana, hanno rilevato la tendenza a rimanere ancorati al passato e la paura di aprirsi al nuovo. Un fenomeno negativo chesi riflette anche nel modo di affrontare la preparazione dei responsabili e dei seminaristi: “Esistono tante iniziative di formazione dei formatori – affermaFizzotti – ma ho l’impressione che si punti più sulla formazione teologica che su quella umana. Si fanno grandi approfondimenti spirituali, ma poi non siinsegna come si accosta una persona e come la si aiuta”.