E’ insintesi quanto emerso che Lo aveva detto mons. Elio Sgreccia, Vicepresidente della Pontificiaaccademia per la vita, nel suo intervento al simposio su “Evangelium Vitae e diritto”,organizzato nei giorni scorsi per valutare le ripercussioni giuridiche e pastorali della penultimaenciclica di Giovanni Paolo II. Le conclusioni del simposio, contenute in una documento il cuitesto integrale sarà reso noto nei prossimi giorni, affemano tra l’altro che: “all’embrione variconosciuta piena dignità e quindi protezione giuridica; medici, operatori sanitari, responsabilidi centri di cura, hanno il diritto-dovere di praticare l’obiezione di coscienza senza subirediscriminazioni professionali; l’insegnamento del diritto naturale va previsto ed esteso a tutte lefacoltà giuridiche e i giuristi così preparati vanno inseriti nelle commissioni di bioetica; bisognache l’art.3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (“ogni individuo ha diritto alla vita,alla libertà e alla sicurezza della propria persona”) sia pienamente recepito in tutti gliordinamenti giuridici positivi degli stati; politici, legislatori, giuristi e magistrati sono tenuti alcoraggio della testimonianza, a combattere forti pressioni che vorrebbero una legislazioneabortista e pro-eutanasia sempre più vasta, e a promuovere iniziative legali tese a limitare ildanno delle leggi contrarie alla vita umana”. Il documento si conclude con un appello allaresponsabilità delle donne – cui tocca “un ruolo importantissimo e fondamentale nellacostruzione di una nuova civiltà dell’amore e della vita”, e sollecita al riguardo “una nuova,approfondita riflessione sulla questione femminile”. Ricorda inoltre i “terribili prezzi che ladonna è stata chiamata a pagare nella società contemporanea” e che tuttora paga “anche inquegli ordinamenti che, col pretesto di realizzare diritti che le spetterebbero e di venireincontro ad istanze femministe, hanno promulgato legg i contro la vita umana”.