La morte è un vero e proprio “tabù” per le nuove generazioni, tanto che meno se ne parla meglio è. E’ quanto risultada un indagine condotta dall’Advar (Associazione domiciliare volontaria “Alberto Rizzoli”) su un campione di 1.500 giovani delle scuole superiori diTreviso. I dati, che saranno pubblicati sul settimanale cattolico di Treviso, “La vita del popolo”, sono stati anticipati dall’Agirt (l’agenzia di informazionireligiose delle diocesi del Nord-Est). Il 57% dei giovani intervistati ha dichiarato di provare terrore e paura pensando alla morte; il 40% non ha maivisitato un morente e a 18 anni il 33% non ha mai visto una persona morta.”La morte – spiega Aldo Nencioli del comitato scientifico dell’Advar – è avvertita come qualcosa di drammatico ed estraneo, non come un passaggionaturale. A questo non sono estranei i genitori che cercano di evitare ai figli questo tipo di contatto”. Secondo lo psicoterapeuta Paolo Crepet,”impedire ai ragazzi di salutare una persona cara morente non significa certo proteggerli. E’ piuttosto il desiderio di proteggere se stessi e la propriadiscendenza dalla prospettiva della morte. Occorre invece un forte investimento educativo, un sincero impegno a prendersi cura dei deboli e deimorenti, poiché essi sono l’immagine viva di quello che tutti noi incontreremo”.