Se i frammenti che ilpapirologo Thiede sostiene essere del Vangelo di Matteo, il vero scoop non è quellopresentato in questi giorni dalla stampa – e cioè che l’autore dei quel Vangelo fu testimoneoculare – ma piuttosto la conferma che Cristo fece vere profezie “ante factum”. E’ quantoafferma in un’intervista del Sir don Roberto Gelio, biblista e docente di Antico Testamento allaPontificia Università Lateranense, interpellato in merito al ritrovamento. Il problema deiframmenti di Thiede, spiega, è l’autenticità: “i frammenti furono acquistati sul mercatodell’antiquariato, e questo non dà nessuna garanzia circa la loro provenienza e la lorodatazione. Solo se fossero stati trovati in una grotta di Qumran, come tanti altri frammenti,potremmo dire con certezza che sono di quell’epoca e provengono di là. Quindi la ‘notiziabomba’ non c’è, a meno che sia possibile dimostrare senza ombra di dubbio che i frammentiprovengono da quelle grotte”. Se ciò dovesse avvenire, secondo don Gelio la vera notiziasarebbe però un’altra: “attualmente si pensa che i Vangeli si siano cristallizzati tra il 70 (Marco)e il 100 (Giovanni). Punto di partenza per sostenere che Marco scrive tra il 70 e l’80 è laprofezia sulla caduta di Gerusalemme: è vera profezia, o è profezia post-eventum? Siccome siritiene che sia post-eventum il vangelo di Marco deve essere stato scritto dopo il 70. Ma se sidimostrasse che Marco è stato scritto negli anni 60, si tratterebbe di vera profezia: questa, se iframmenti fossero autentici, sarebbe la notizia bomba, cioè la verifica storica di una profezia diGesù!”