La scuola più che fare domande le deve provocare. Lo scrive Sergio Zavoli sul numero di maggio del mensile Jesus (edito dalla Periodici San Paolo), di cui diamo un’anticipazione. “Può capitare – scrive Zavoli – che in cattedra vi sia ancora chi considera complessa, coinvolgente e aperta di esperienze, ma un rigido patrimonio personale di cui disporre per forgiare le menti dei giovani al culto sacrale deivalori incarnati nelle idee chiare e distinte; in base alle quali, per esempio, la Storia si ferma a Vittorio Veneto, la filosofia all’attualismo di Gentile e lapoesia all’estenuante corsa sotto la pioggia dell’Ermione dannunziano”.Al contrario, scrive Zavoli, non devono rimanere estranei alla scuola “la Resistenza, il gioco democratico, la destra e la sinistra, il credere e il noncredere, i fascismi, la fine delle ideologie, il razzismo, l’Antistato con tutte le sue mafie, la genetica, l’aborto, lo stupro, l’usura, Tangentopoli, ‘ManiPulite’, il maggioritario, le riforme, l’Europa ecc.”. Tutto questo senza però farsi “alibi della sperimentazione per contrabbandare piccole e velleitariemodernità, il cui solo merito è quello di impegnare educatori in vena di scuotere un sistema fondato su un apprendimento solo fiscale, senza anima escopo. Quella di sperimentare , se è attività necessaria prima ancora che meritoria, non può peraltro rifugiarsi in una religione dell’alternatività”.