I parroci non si sostituiscano agli architetti nel costruire o restaurare chiese.Lo ha ribadito mons. Giancarlo Santi, architetto e direttore dell’Ufficio Cei per i beni culturaliecclesiastici, intervenendo a Koinè, la rassegna internazionale di arredi e oggetti di cultoconclusasi ieri a Roma. Riferendosi alla nota pastorale “L’adeguamento delle chiese nellariforma liturgica”, presentata nei giorni scorsi, mons. Santi ha rilevato che “molti progetti sonostati realizzati senza l’ausilio di un professionista qualificato, per cui l’esito è stato quasisempre scarso”. Spesso, ha aggiunto mons. Santi, i parroci “considerano il progetto diadeguamento della Chiesa come una questione personale e non si confrontano con altri.”Perciò, “la progettazione, sino ad oggi, è stata il frutto di intuizioni di sacerdoti nonaccompagnate da un intervento professionale qualificato per cui è emersa una progettazionedi una povertà professionale assoluta”.Secondo mons. Santi, per ripartire in modo serio, servono tre presupposti: rispetto delle normeche regolano l’edilizia di culto, riscoperta dell’importanza della professionalità, recupero di unrapporto fecondo tra fede, liturgia, arti e professioni. “Senza questa nuova mentalità – haconcluso mons. Santi – anche la recente nota rischia di rimanere lettera morta”. In Italia cisono circa 90.000 chiese e 300 cattedrali.