E’ quanto afferma alSir don Guido Genero, direttore dell’Ufficio liturgico della Cei, a proposito di alcune novitàtecnologiche presentate durante la rassegna internazionale di arredi e oggetti di culto “Koinè”,svoltasi nei giorni scorsi a Roma.”Nessuno si sogna di rifiutare le offerte tecnologiche intelligenti – ha detto don Genero – ma illoro impiego non deve superare la soglia della tolleranza antropologica e tecnologica. Il rischioè che, con la ricerca dell’effetto finale, ad esempio in musica, si renda del tutto superflua o sicancelli addirittura l’azione viva della persona. cioé l’apprendimento della musica, il canto el’atmosfera di comunione -“.Invece, “tutto ciò che facilita e abbrevia i problemi organizzativi, burocratici di un’attivitàpastorale è utile e necessario”, anche se “bisognerebbe evitare di ingenerare una mentalitàquantitativa e classificatoria che è spersonalizzante”. Per esempio, dice don Genero, “usandouno schedario elettronico, la parrocchia potrebbe ridursi ad una strisciata di stampante cheelenca tutte le famiglie, con i parrocchiani ridotti a numeri”. L’elettronica. aggiunge, non deveportare ad “un tradimento del rapporto con le persone, ma al contrario essa dovrebbe essereutilizzata per garantire un miglior contatto, un più chiaro relazionarsi delle persone”.