Antonio G. Spagnolo, dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma,interviene oggi sul contenuto delle “Direttive etiche e religiose per i servizi sanitari cattolici”elaborate nei giorni scorsi dalla Conferenza nazionale dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti.”Oggi – afferma Spagnolo – è diventato molto frequente che gli operatori sanitari cattolici sitrovino ad essere coinvolti in altre organizzazioni non istituzionalmente cattoliche”. Da un lato,aggiunge Spagnolo, la presenza dei cattolici può essere vista come “opportunità ditestimoniare un impegno religioso ed etico. Dall’altro, però, queste forme di associazionepossono porre serie sfide alla identità delle istituzioni cattoliche”. Per evitare che “il rischiodello scandalo possa essere sottostimato” occorre “approfondire, come fanno le Direttive, ilsignificato della cooperazione ad un’azione non moralmente accettabile e di prendere ledistanze quando tale cooperazione dovesse configurarsi.”Inoltre, continua Spagnolo, le direttive sottolineano che “un giusto sistema sanitario sipreoccuperà sia di promuovere l’equità delle cure sia la salute di tutti nella comunità. Laricerca medica condotta nelle istituzioni sanitarie universitarie dovrebbe essere coerente conla missione prioritaria di fornire assistenza sanitaria e con la preoccupazione per una gestioneresponsabile delle risorse”.