InaSiviglia, docente di teologia dogmatica presso la Facoltà teologica di Sicilia e relatrice alconvegno ecclesiale nazionale di Palermo, interviene in merito alla recente lettera scritta daAntonina Bagarella, moglie del capo mafia Salvatore Riina. “Da una parte – commenta laSiviglia, in un’intervista rilasciata al Sir – c’è la scomunica del mafioso, perché egli stesso si èallontanato dalla comunità cristiana compiendo orribili crimini. Ma d’altra parte ci deve esserel’impegno della comunità cristiana ad offrire percorsi di conversione che possano far maturareuna cultura diversa”.Per la Siviglia è necessaria “una mano tesa della Chiesa verso i mafiosi che non siacompiacenza, connivenza o compromesso. Una mano tesa che non sia carità cieca, o caritàche non guarda alla giustizia. O che possa essere strumentalizzata per avvalorareun’innocenza che non c’è. Ma una mano che accompagni in un cammino di conversione”. Nonbisogna dimenticare, afferma ancora la docente palermitana, che “il clan mafioso è unastruttura di comunità. E’ la cultura del clan che ha trasformato in ‘disvalori’ alcuni valoritradizionali. Perciò la Chiesa deve riproporre il modello di una comunità alternativa alla mafia edi una cultura rinnovata della famiglia. Una famiglia aperta alla comunità cristiana e allalegalità”.