In Italia, il non-profit rappresenta un’impresa ‘sui generis’?

A questa ed altredomande vuole rispondere il convegno “Il non-profit come impresa”, che si tiene domanimattina a Roma, nella sede dell’Unioncamere, promosso dalla Compagnia delle Opere e dallastessa Unione delle Camere di Commercio. “Considerare il non-profit un’impresa – affermanogli organizzatori dell’incontro – vuole dire riconoscerlo capace di gestire i servizi in settori qualil’assistenza, la sanità, l’istruzione, la cultura. Diversamente, esso va ricondotto alla galassiadelle associazioni di volontariato, importantissime per la democrazia ma che, non disponendodi un patrimonio/reddito per legge, risultano incapaci di offrire un vero contributo al Welfarestate. Su questo punto, oggi, continua a sussistere una grande confusione sia sul pianogiuridico che su quello economico”. Inoltre, continuano gli organizzatori, “c’è anche una altroaspetto della questione: le realtà non-profit, se detassate, potrebbero far guadagnare lo Stato,attraverso una loro giusta valorizzazione e con l’introduzione di standard di qualità non inficiatida valutazioni ideologiche. Il non-profit diverrebbe allora impresa sociale, utile sia sul pianodemocratico che su quello dello sviluppo economico e dell’occupazione”. A questo scopo,occorre definire anche una serie di questioni istituzionali quali “la legislazione in materia,l’organo deputato a registare l’esistenza degli organismi non-profit e quello che ne valutisuccessivamente gli standard di efficienza”.