E’ ilparere di don Stefano Colombo, presidente del Cnos (Centro nazionale opere salesiane), enteche gestisce una cinquantina di centri operanti nel campo della formazione, aggiornamento eorientamento scolastico e professionale. “Le notizie diffuse dalla stampa circa le intenzioni delgoverno di innalzare l’obbligo a 16 anni ci trovano d’accordo. Anzi – dice don Colombo – daparte nostra avevamo proposto addirittura di arrivare a 18 anni, comprendendo però unaformazione professionale obbligatoria, come è previsto a livello comunitario e già attuato indiversi paesi della Unione Europea. Se si farà un’altra riforma ‘zoppa’, come è stata quelladell’abolizione degli esami di riparazione, probabilmente si risolverà qualche problemasindacale, ma certamente non si aiuteranno i giovani a formarsi in vista di un positivo ingressonel mondo del lavoro”. Secondo don Colombo, del resto, già nei fatti in Italia è attuatol’innalzamento dell’obbligo, in quanto oltre il 90 % dei giovani prosegue negli studi dopo le tremedie inferiori. “Il problema semmai che il governo deve affrontare – aggiunge – è cosa offrireai drop-out dalla scuola, specie delle regioni meridionali, cioè a quelle migliaia di ragazzi cheabbandonano senza concludere neanche la media dell’obbligo. Per loro occorrono corsialmeno di formazione professionale di base nei tanti lavori utili di tipo artigianale emanifatturiero. Ma chi pensa davvero ai più poveri?”.