Lo afferma il giudiceminorile Piercarlo Pazè in un’intervista che appare sul prossimo numero del Sir, riferendosialla sentenza della Consulta che ha abolito l’articolo della legge 184 sulle adozioni che fissavain 40 anni il divario massimo di età tra genitori e bambino da adottare. “Non ho ancora avutomodo di esaminare a fondo la sentenza – afferma Pazè – ma mi sembra che essa contengadiversi punti che generano perplessità.” In particolare, “essa risolve il problema delladifferenza di età, con un ulteriore ‘cedimento’, contribuendo ad abbattere un ‘argine’ già’frantumato’ da altre sentenze della Corte Costituzionale”. Secondo Pazè, si tratta “di unasentenza ambigua e, per certi versi, non necessaria. E’ apprezzabile che essa adoperi tonicauti ma questo non basta”.”E’ davvero necessario – afferma Pazè – che, per adottare un minore, venga stabilito un limitelegale di età, che non può essere lasciato all’indeterminatezza delle decisioni dei giudici.Inoltre, in linea generale, si deve accordare preferenza alle coppie più giovani. Il limite di etàdeve invece essere stabilito dal legislatore. E’ pericoloso spostare certe scelte dal pianopolitico-legislativo a quello giudiziario. Il punto è che ci sono moltissime domande di adozionea fronte di pochi bambini adottabili. Se il limite di età fosse portato da 40 a 45 anni, non visarebbe problema. E’ invece pericoloso introdurre una prospettiva di limite indefinito per uncompito che esige persone estremamente capaci”.