Loaffermano dodici associazioni ed enti cattolici che ieri a Cagliari hanno illustrato alla stampa ildocumento “Le comunità ecclesiali di fronte alla disoccupazione in Sardegna”. “Nelle nostrecomunità ecclesiali – si legge nel testo presentato da mons. Ottorino Pietro Alberti arcivescovodi Cagliari e Presidente della Conferenza Espiscopale Sarda – chi sta bene deve seriamenteinterrogarsi, alla luce del Vangelo, se, grato di questo, sia disposto a rinunciare a qualcosaperché chi sta male possa stare un po’ meno male; e se sia disposto ad attuare questoatteggiamento evangelico anche nella realtà del lavoro. Chi è senza lavoro deve interrogarsise non debba essere più disposto ad assumere lavori manuali e/o che non sono stimati dallamentalità corrente, poco illuminata sulla dignità del lavoro il quale si svolga come servizio allacomunità umana ed entro rapporti retti dalla giustizia. Dobbiamo inoltre interrogarci se non sidebba rinunciare all’accumulo di lavori da parte della stessa persona quando questo non érealmente indispensabile per la vita sua e della sua famiglia. Dobbiamo interrogarci se non cisia anche tra i cristiani sfruttamento di lavoro in nero, e prendere decisa posizione contraria.Non è possibile fare una scelta preferenziale per i poveri senza delle rinunce che ci faccianopassare ad una reale condivisione del loro stato; tantomeno é possibile partecipando ameccanismi di ingiustizia”.