Lo rivela unospeciale dedicato ai barboni che apparirà sul prossimo numero de “Il messaggero di S.Antonio”. “Fino a ieri si chiamavano senza fissa dimora – si legge nell’articolo – oggisemplicemente ‘senza dimora’: il problema non è la stabilità di un domicilio ma la mancanza diesso”. “La sofferenza più grande per i senza fissa dimora – scrive don Oreste Benzi nello stessospeciale – non è la mancanza di un letto o di un pezzo di pane ma l’umiliazione di esseresfuggiti come cani randagi, di non essere considerati uomini con una dignità ed un ruolo nellasocietà. Solo la condivisone può risolvere il problema”. Don Benzi invita perciò le famiglieitaliane “a dare un pasto ad un senza fissa dimora ed a stringere la mano ad un povero,almeno una volta la settimana.” Da una recente indagine della Pontificia Università Salesiana,risulta che “i 3/4 dei senza fissa dimora sono maschi. L’età oscilla tra i 24 ed i 34 anni. Lamaggioranza è formata da nubili o celibi. Il 15,3% ha conseguito un diploma superiore o lalaurea. Fra quanti provengono dal Terzo Mondo (15,9% del totale), il 63,6% è laureato. Il43,3% del totale vive di accattonaggio o di furti, il 23,6% di sussidi erogati da enti pubblici oprivati. Di notte 3/4 abitano la strada. I 2/3 non hanno relazione con la propria famiglia”.