Lo afferma lanota settimanale del Sir a commento dei recenti dati Istat secondo i quali é in aumento ilnumero di famiglie povere in Italia, in particolare quelle il cui capofamiglia è laureato. Dunque,si legge nella nota, “c’è un problema di ristrutturazione dello stato sociale che non può più soloessere declamato, ma deve essere affrontato in termini organici. Vi sono ceti e professioni inperdita di status, oltre che di potere d’acquisto; vi sono complessi equilibri tra esclusi edinclusi, e tra le generazioni, che devono essere riconsiderati. Il grave è che, mentre tutte lecategorie tentano di difendere i loro spazi e le loro prospettive, in una congiuntura di vacchemagre, questi problemi strutturali sono, per una sorta di timore generalizzato, taciuti da tutti, o,peggio, lasciati semplicemente all’assistenzialismo.””La questione della ‘creazione di lavoro’ – continua la nota – e quella delle politiche familiari siintrecciano e sono alla base di una vera ripresa di sviluppo. E’ certo che di qui si deve ripartirese si vogliono almeno cominciare a affrontare i veri nodi strutturali di questo momento storico.Sennò continueremo a raccogliere i cocci, e a scaricare sulla famiglia i problemi sociali:almeno finché questo grande ammortizzatore continuerà a reggere, ed a vivere di rendita suquei solidi principi e valori che vengono dalla tradizione cristiana e che però non si possonopiù dare per scontati.”