Lo sostienepadre Remigio Botti, teologo domenicano e rettore del seminario di Faisalabad, in Pakistan,intervistato dal Sir in merito alla condanna a morte comminata nei giorni scorsi in Kuwait ad unmusulmano convertitosi al cristianesimo. “Non si deve dimenticare – afferma padre Botti – chein molti paesi musulmani i cristiani non hanno limitazioni alla loro libertà religiosa. Ad esempioin Pakistan accade che rappresentanti delle due religioni collaborino lavorino insieme inAmnesty International per la difesa dei diritti civili e della libertà religiosa, come AmnestyInternational. E’ però altrettanto vero che se un musulmano si converte al cristianesimo, deveessere pronto a tutto, dal tagliare i ponti con la famiglia al prevedere rifiuti e aggressioni”.Contro questo integralismo, aggiunge padre Botti, “è giusto protestare, soprattutto seesasperato al punto di portare a una condanna a morte.E’ giusto perché se i musulmani vogliono essere liberi di esercitare la loro pratica religiosa neipaesi cristiani devono concedere altrettanto ai cristiani. Tuttavia noi cristiani non possiamocedere alle ritorsioni e dobbiamo essere convinti che l’amore ed dialogo alla fine vinceranno”.Inoltre, conclude il teologo “non dimentichiamoci che anche tra i cristiani ci sono stati e ci sonodegli integralisti”.