“Chi può negare che la macchina ottocentesca del nostro centralismoè la palla al piede della nostra vita civica?”, scrive ancora mons. Giuseppe Cacciaminell’editoriale del prossimo numero del settimanale diocesano di Novara, “l’Azione”. “Chi puònegare che siamo perfino riusciti nelle Regioni a decentrare il centralismo?”. E prosegue: “Difronte all’esplosione del problema, che ormai dura da un biennio, sarebbe stata ovvia da partedella classe politica una deduzione: mettere subito sul tappeto il problema urgentissimo: qualistrade battere per costruire il federalismo per un’Italia così diversificata eppure così unita?”.Invece, dai “Palazzi che contano” fa notare don Cacciami, non è venuta nessuna risposta aquesti interrogativi. Perciò il direttore de “l’Azione” invita i cattolici a sollecitare la classe politicasu questi temi. Il federalismo, ricorda don Cacciami, è stato infatti “un patrimonio quasiesclusivo e culturalmente pregnante della cultura cattolica, con il Rosmini e il Gioberti a fareda antesignani e poi, dopo la ‘Rerum novarum’, con tutto il movimento cattolico a studiare epreparare le soluzioni storiche. Fino alle proposte di Sturzo e De Gasperi”. Attenzione allora,ammonisce mons. Cacciami, a non far svanire la “memoria storica” di questo patrimonioculturale e politico.