Due Vescovi scrivono a Prodi sulla disoccupazione del Sud (2)

Secondo mons.Riboldi e mons. Tramma la cultura della gente del Mezzogiorno “da tempo è cambiata”. Senzarinnegare l’esistenza della malavita organizzata, nella lettera a Prodi i due vescovi pongono ladomanda: “Sig. Presidente, non pensa che il pretesto della camorra sia non di rado un modoper tutelare la propria sicurezza, l’indifferenza alle altrui sofferenze, la giustificazione delpassare oltre il semivivo lasciato a morire sul margine della strada?”. Da qui l’affermazione che”dire che non c’è lavoro perchè c’è la camorra è spesso come mescolare causa ed effetto; èmettere proprio nelle mani della camorra chi vede lo Stato voltargli le spalle”. Esprimendo iltimore che la Conferenza nazionale per il lavoro possa rivelarsi, alla fine, una “passerella dibuone intenzioni”, i due vescovi propongono l’indicazione di “una scaletta di idee, diinvestimenti, di incentivazioni, di controlli che potrà dare un nuovo volto alla nostra società”. Indefinitiva, i vescovi Riboldi e Tramma pongono a Prodi, come massimo responsabile delgoverno del nostro Paese, la questione che “il Sud ha diritto ad una svolta storica”. “Mai più -dicono – l’essere ‘Sud’ sia considerata una condanna”.