Il 14 settembre 1981, PapaGiovanni Paolo II promulgava la lettera enciclica sul lavoro umano, “Laborem exercens”. Unanota di don Mario Operti, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, che appariràsul prossimo numero del Sir, ricorda questo anniversario e richiama gli insegnamentidell’enciclica nell’attuale congiuntura economica. “In una stagione culturale come la nostra -scrive don Operti – nella quale assistiamo sovente ad una svalutazione del lavoro, soprattuttoquello manuale, ad una rassegnazione passiva di fronte alla disoccupazione, ad un egoismoindividuale e collettivo, ad una contrapposizione pretestuosa tra le varie categorie di lavoratori,la ‘Laborem exercens’ indica con forza il carattere sociale del lavoro che si basa sulla naturaprofonda dell’uomo”.Il “bene comune”, prosegue don Operti, rappresenta “l’orizzonte ultimo di significato che devevedere le varie categorie di lavoratori cooperare insieme per la costruzione di una società amisura d’uomo”. Solo ponendo “l’uomo al centro della realtà del lavoro”, afferma Operti, èpossibile “affrontare in modo creativo” il progresso tecnologico, la “globalizzazione deimercati”, la disoccupazione. Di fronte a queste sfide è necessaria una “politica che sappiagovernare l’economia mondiale al servizio dell’autentico sviluppo di tutti i popoli”.