Il ProcuratoreCapo di Palermo, Giancarlo Caselli, e il direttore de “La Stampa”, Carlo Rossella, ieri hannosollecitato una “carta di autodisciplina” dei giornalisti che si occupano di inchieste di mafia, perevitare fughe di notizie pregiudizievoli alle indagini. Paolo Scandaletti, presidente dell’Unionecattolica della stampa italiana (Ucsi), si dice favorevole alla proposta: “Visto il dilagare in Italiadella criminalità organizzata, – afferma Scandaletti con una dichiarazione rilasciata al Sir – misembra un’esigenza ed una scelta di buon senso. Anche per recuperare credibilità alla nostraprofessione”.”I giornalisti sono disposti a fare la loro parte. Ma non da soli”, afferma invece GianfrancoGarancini, giornalista e docente all’Università Cattolica di Milano. “Se c’è indebitapropagazione, – spiega Garancini – i giornalisti si impegnano certo a ‘controllarsi’. Ma non vadimenticato che quasi sempre dall’altra parte c’è chi ‘dà’ la notizia. Un codice di autodisciplinami sembra utile, anzi necessario, anche in quella direzione”. D’altra parte, conclude Garancini,”continuiamo a credere che la libertà di informazione sia più importante di una riservatezza diindagini e di inchieste che spesso gli stessi protagonisti non sanno salvaguardare asufficienza”.