E’ quanto afferma don Antonio Cecconi, vice direttore della Caritas Italiana in un’intervista sulprossimo numero del Sir. Secondo don Cecconi, “visto il dibattito delle scorse settimane, ladecisione presa dal Ministero non rappresenta certo una sorpresa” e “restano una serie diproblemi aperti e di interrogativi a cui rispondere”. E’ il caso delle “strutture alternative previste,che sinora non sono state create e che comunque risultano del tutto inadeguate per quantità efunzionamento. Il tutto – osserva don Cecconi – appare tanto più grave perché penalizzapersone non in grado di difendersi, sicuramente tra le più escluse ed emarginate. Si parla di20-25.000 malati di mente – anche il fatto che non ci siano dati certi la dice lunga suldisinteresse per questa fascia di persone – che sono ancora nei cosiddetti ‘residuimanicomiali’, in condizioni di vita spesso disumane. Da parte del Ministero della Sanità si puòdire che attualmente c’è attenzione per il problema. E’ ripresa l’attività dell’osservatorio per latutela della salute mentale e si sta lavorando su un progetto-obiettivo di tutela della salutementale per il 1997-99. Se si riuscissero a creare dei servizi territoriali efficienti ed in numeroadeguato, almeno uno ogni 10.000 abitanti, questo creerebbe dei punti di riferimento sicuri perle nuove cronicità, oltre che un sostegno alle famiglie che tengono i malati in casa. Ma traipotesi e realtà c’è ancora un divario grande”.