“La spiritualità può contribuire ad alleviare la sofferenza del malato?”

Secondo padre LinoTamanini, docente al “Camillianum”, intervistato oggi dal Sir, “se si raggiunge, con lapreghiera, una serenità interiore si può guardare senza angoscia ai problemi”. Questo, haaggiunto “può servire anche anche la guarigione fisica. L’importante è che la spiritualità nondiventi una teoria ma sia il modo di testimoniare come il Vangelo, vissuto nella sofferenza,diventa speranza e pace interiore”. Padre Tamanini non nasconde che il percorso dalla sofferenza alla fede non è privo diostacoli, umanamente comprensibili. Di fronte al dolore si crea una sorta di “nuvola diemozioni e di ribellioni che, ponendosi all’ascolto del malato, bisogna aiutare a diradare. Nonsi può parlare subito al malato di fede in termini razionali o teologici perché in queste forme lapersona non recepisce”.Negli ospedali, ad esempio, “prima della fede nasce la solidarietà, la conoscenza dellesofferenze degli altri deve portare alla condivisione del loro dolore. Solo dopo questo primopasso si può avviare una riflessione più ampia, che, aprendosi al Vangelo, consente discoprire che l’amore di Dio per la persona che soffre è fondamentale per non disperare”.