E’ quanto auspica il sociologo Sabino Acquaviva, in un’intervista sul prossimo numero del Sir,in occasione della Giornata per la Vita, che ricorre il 2 febbraio. “La nostra – osserva ilsociologo – è una società in cui tutto viene rapidamente consumato, distrutto, e in certo sensocontrapposto ad una visione più ampia, più di respiro della vita umana. Ciò è in gran parte ilrisultato della società dei consumi, di una cultura strettamente materiale che haprogressivamente inaridito tutto il resto, trasformando anche la vita in un oggetto di consumo.Noi abbiamo spesso sottovalutato le conseguenze del consumismo, che ha portato tra l’altro altracollo della natalità” con la conseguenza che “la società si invecchia, si dimezza ad ognigenerazione: il nostro è il primo caso di autogenocidio nella storia”. Secondo Acquaviva, solo”se una società si pone il problema della felicità dell’uomo in maniera globale, nei suoi aspettimateriali, psicologici, politici, religiosi, è una società capace di vivere; se invece si muove sulpiano strettamente economico e giuridico, arriva a risultati autodistruttivi. Si credeva chebastasse tutelare i diritti economici e politici, per rendere la gente felice: invece è successo ilcontrario, perché la gente continua ad uccidersi, anche se sta economicamente meglio e se isuoi diritti sono abbastanza tutelati. Per questo bisogna riprogettare il sistema: ripensare lasocietà vuol dire mettersi a tavolino, fermarsi un attimo e pensare una società per il domani”.