L’interrogativo è stato posto da Maurizio Celli, segretario generale dell’Unitalsi, nel corso delXXI convegno nazionale che si è svolto a Roma nei giorni scorsi. Celli ha raccontato infatti alSir le difficoltà incontrate per far alloggiare a Roma circa 400 persone in carrozzella arrivate datutt’Italia per il convegno. “Cosa succederà allora durante il Giubileo?” si è chiesto. Unadenuncia che evidenzia la latitanza delle istituzioni sui temi della disabilità. “E’ ora di finirla – hadetto Celli – e lo diciamo con la forza della nostra fede e non per mania di persecuzione”.”Il mio sogno – ha aggiunto – è quello di un’Unitalsi che vive, che sia coscienza critica e sifaccia sentire soprattutto da chi ha nelle mani le sorti dell’Italia. E’ quindi un discorso di fedeche non resta relegato in ambito esclusivamente teologico ma diventa fatto concreto, di unafede che non si limita ad un atteggiamento intimistico”.Per superare una situazione di emarginazione che spesso molti malati si trovano a vivere, haspiegato poi Alessandro Plotti, arcivescovo di Pisa e presidente dell’Unitalsi, non si tratta dicreare “un dialogo paternalistico fatto di abbracci, ma di aiutare il malato ad usciredall’isolamento e dal silenzio, così che impari di nuovo ad amare e ad aprirsi agli altri,diventando a pieno titolo protagonista della nostra associazione”.