I tre problemi di fondo della Bicamerale (2)

«Qualche tempo fa – continua lanota settimanale Sir – da uno dei tanti sondaggi spuntava un dato che dovrebbe fare riflettere:solo il 4% degli italiani si diceva interessato ai lavori per la riforma istituzionale. Questasituazione di disinteresse è un lusso che l’Italia non si può permettere. Come suscitareinteresse e partecipazione su un argomento “tecnico”, mentre incalzano urgenti problemieconomici, mentre le distanze tra cittadini e rappresentanti, tra un aumento e l’altro deglistipendi dei parlamentari, sembrano allungarsi?In realtà la partecipazione non si può “suscitare” con gli strumenti della pubblicità. Ed allora laBicamerale deve qualificarsi per una grande apertura alle istanze di autonomia e di libertà,affermando che i soggetti di tale autonomia non sono solo le regioni, le province, i comuni, maanche la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro e dell’impresa. Tutto ciò scaricherebbe lapolitica di un peso ormai insopportabile e di attese tali da provocare frustrazione e disaffezionenei cittadini, e al tempo stesso muterebbe la fisionomia delle istituzioni: se diventasse chiaroche esse non possono tutto, allora nemmeno si potrebbe chiedere loro di fare tutto. Essed’altra parte non possono vantare autorità senza effettiva autorevolezza, così come i cittadininon potrebbero più farsi schermo della incapacità o latitanza delle istituzioni. Affermare ungenerale principio di responsabilità, comune tanto ai cittadini quanto ai loro rappresentanti egovernanti, presuppone di ripartire dal principio dell’autonomia, della libertà e della solidarietà,che è la vera riforma istituzionale». (segue)