Su “Mondo e missione” una critica controcorrente alla cooperazione allo sviluppo

Il numero digennaio del mensile del Pime (Pontificio istituto missioni estere), “Mondo e Missione”, pubblicaun’intervista ad Anna Bono, studiosa dell’Africa e autrice di numerose pubblicazioni. La Bonodefinisce “poco razionale e poco lucida” la solidarietà verso i Paesi in via di sviluppo promossadal mondo cattolico. Anzi, a suo avviso, il volontariato internazionale è “una mistificazione”. LaBono spiega così queste sue convinzioni: “L’assistenzialismo può essere una scelta. Ma nondobbiamo illuderci che questo produca sviluppo, o per lo meno crescita economica, che è lacondizione per uno sviluppo”. Al contrario “produce una dipendenza dall’esterno. Producepure un’attenuazione della povertà, ma non crea le condizioni per superarla realmente: iproblemi vengono dilazionati, non risolti”. Secondo la studiosa, la responsabilità delsottosviluppo è innanzitutto delle “classi dirigenti africane” che “di fatto non hanno interesseallo sviluppo dei loro Paesi” perché lo sviluppo metterebbe fine agli aiuti internazionali, fonte dicorruzione e strumento di arricchimento personale. Inoltre, le classi dirigenti africane temonolo sviluppo perché esso renderebbe più istruite e consapevoli le popolazioni, mettendo indiscussione i poteri attuali. Cosa fare allora? Secondo la Bono è necessario avviare”cambiamenti strutturali nell’economia” africana, consapevoli che “il processo dimodernizzazione dell’Africa non sarà indolore”.